Anglona “Fede e devozione “

ANGLONA

IL FARO DELL’ALTO IONIO

Fede e Devozione

   Ormai son decenni che si parla di Villaggio Globale,  flussi migratori, purtroppo  per cause nefaste, mettono in contatto interi popoli ponendo a confronto culture,  costumi e lingue, rivoluzionando situazioni ormai stagnanti. Da duemila anni viaggia oltre ogni confine, in ogni direzione, presso ogni popolo, un messaggio di vita che accomuna tutti senza distinzione,  rispettando, solidarizzando, aiutando e liberando dai patemi più letali, quelli dello spirito,  il messaggio dell’Uomo-Dio, Gesù Cristo: Amore, perdono, sguardo amorevole, soccorso, condivisione, vita.

   Come Ponte tra Cielo e terra, tra il divino e l’umano, si eleva Maria, la madre di Gesù: nel Suo seno il divino si fa umano e divinizza l’umano rivoluzionando la storia umana, rimettendola nel giusto alveo, spiegando all’uomo la sua stessa essenza rendendolo eterno.

   Sul colle di Anglona, il Santuario dedicato alla Natività della Beata Vergine Maria, è divenuto il centro di accoglienza di tutti i fedeli, figli della stessa Madre, provenienti da ogni angolo della Diocesi di Anglona-Tursi prima, e di Tursi-Lagonegro dal 1976.

   A tale Madre, dispensatrice ininterrotta di grazie,  i fedeli ogni anno vanno a rendere omaggio elevando canti, portando doni e sciogliendo voti.  Un piccolo agglomerato di poche stanze adiacenti al Santuario, per anni è bastato per offrire un breve ristoro fisico ai pellegrini, che, a piedi o con mezzi di fortuna, partivano dai loro paesi il giorno prima per potersi trovare lì  il giorno della Festa, e  scoprivi come è bello essere uno nella varietà: ognuno portava il suo canto, il suo costume, la sua parlata, ma tutti avevano lo stesso sorriso di fratellanza, tutti ricchi di umanità.

   L’appartenenza allo stesso centro religioso ha reso più omogeneo anche la cultura dei paesi della Calabria del Nord con quelli lucani, non solo rivieraschi ma anche dell’entroterra.

   La grande ed ininterrotta devozione alla Beata Vergine ha il suo culmine con l’Incoronazione  a Regina della Vergine di Anglona nel 1901, sotto ‘azione  indefessa di Mons. Carmelo Pujia, con Autorizzazione vaticana dopo l’invio di una “memoria” storica sulla fede e sull’antichità della devozione delle popolazioni verso la Vergine. Di tale avvenimento un succinto ricordo di un sacerdote che vi prese parte e che volle eternare nel Cinquantesimo anniversario di tale avvenimento:

Nel Maggio del 1901, nei giorni solenni dell’Incoronazione di Maria SS. di Anglona, … nell’incanto di quei grandiosi  festeggiamenti, cui facevano dolce risonanza la serenità del cielo e il sorriso dei campi in ampia, promettente rinascita primaverile, in Cattedrale e fuori si notava aggirarsi un modesto Pretino, un sacerdote novello, inteso a gustare a pieno l’estasi di quell’ora solenne, che Tursi e la Diocesi, più che sulla carta o nel marmo, scolpirono nel cuore, come un sacro, indimenticabile ricordo.” (Monsignor Antonio LAVITOLA).

  Nel 1946, dal 25 al 28 Aprile,  nel quarto centenario del trasferimento della Sede Vescovile da Anglona a Tursi, con la nuova denominazione di Diocesi di “Anglona-Tursi” si svolgono  festeggiamenti per la proclamazione  della Beata Vergine di Anglona  a “Patrona Massima di Tursi e la Diocesi”, anche perché molti ringraziavano la Beata Vergine che li aveva scampati dal passaggio dell’esercito tedesco.  Così viene sintetizzato l’avvenimento: 

          “Una vera ondata di vita mariana si è sprigionata dal lembo di terra che dal colle sacro a Maria SS. di Anglona dolcemente declinando scende all’opima valle, da cui sorge, salendo, verso l’alto la cittadina di Tursi, erede delle materne benevolenze di Colei che oggi è la nostra eccelsa Patrona. E da Tursi l’onda soave della maternità di Maria si è diffusa verso le ridenti Parrocchie adagiate sulla sponda Ionica e su in alto verso i paesi della montagna fin sulle bianche vette del Pollino e del Raparo. È Maria SS. di Anglona che ancora una volta scrive a caratteri d’oro una gloriosa pagina di storia diocesana.        

   Prodomo a tale avvenimento erano state le parole di Monsignor Ferdinando BERNARDI, Arcivescovo di Taranto ed Amministratore Apostolico della Diocesi di Anglona- Tursi, l’anno precedente, che, appena terminati gli anni terribili della guerra,  scriveva, esprimendo il suo compiacimento  per la visita compiuta nella Diocesi su invito della Presidenza dell’Azione Catttolica “…E sono stato a Tursi due giorni e poi feci una lunga visita attraverso la Diocesi e constatai sinceramente che vi è in Lucania tanto cuore, tanta Religione, tanta intelligenza. Rimasi veramente ammirato e commosso per la cordialità riverente, per la generosità spontanea e per le dimostrazioni filiali del clero e dei fedeli. Volli fare una breve sosta a Colobraro, a Sant’Arcangelo, a Senise e una fermata di un giorno a Chiaromonte. Che meravigliosi panorami di quei monti superbi  e quanta bontà in quei popoli sobrii, lavoratori, onesti e religiosi!…” 

   Nel 1951, per la ricorrenza del I cinquantenario dell’Incoronazione, Mons. Pasquale Quaremba indice una Peregrinatio Mariae per i paesi della Diocesi e di alcuni altri circonvicini, richiamando ad un più profondo senso della fede e portando il Simulacro della Vergine presso tutti i Suoi figli. In tale occasione si celebrò anche il Cinquantenario della Incoronazione della Beata Vergine Maria di Anglona ,seguito dal I Congresso Eucaristico Diocesano.  Nel 1953 si svolse il Congresso Catechistico Diocesano  ed il Giubileo Sacerdotale di Monsignor Pasquale Quaremba. L’annuncio mediante un foglio stampato fu distribuito in tutta la Diocesi ma soprattutto in  Tursi, Rotondella, S. Arcangelo, Senise, Rocca Imperiale e Noepoli.

   Nel 1983 altra Peregrinatio Mariae  si ebbe ad opera di Monsignor Gerardo Pierro, e col successore Mons. Rocco Talucci si tenne un Sinodo Diocesano 1997-99 “Il Sinodo Diocesano è un grande e vento della nostra Chiesa. Si celebra a conclusione del ventennale della Diocesi nella nuova configurazione, dopo la visita Ad Limina e la Visita Pastorale”, grande evento in preparazione al I Centenario della Incoronazione sotto la docile e  premurosa opera preparativa di Monsignor Francescantonio Nolè, tenutosi sul sacro colle con la presenza del Cardinale diocesano Michele  Giordano e dopo la benedizione delle corone in Vaticano.

   La venerazione mariana è viva in tutta la Diocesi e molte chiese sono dedicata alla Beata Vergine sotto vari titoli in Amendolara Marina; Calvera; Canna; Castronuovo Sant’Andrea; Castroregio; Cersosimo; Episcopia; Valsinni;  Francavilla S. S.; Latronico – Agromonte Mileo; Lauria-SeluciMaratea; Mezzana; MoliternoMontalbano Ionico; Montegiordano Marina; Nemoli; Noepoli;  Nova Siri; Policoro; Rivello; Rocca Imperiale; Rotonda; Rotondella; San Chirico Raparo; San Severino Lucano; (Villaneta e Mezzana); Sarconi;  San Chirico Raparo;  Senise;  Spinoso;  Teana;  Valsinni; Viggianello-Pedoli: Villaneto

   Dal 1900 due maschi portano il nome di Anglona ed oltre 210 dieci  donne, mentre altre portano il nome di Fontana e Icona in onore degli altri titoli con cui è venerata la Vergine in Tursi, particolarmente ricca di luoghi di culto dedicate alla Vergine: Madonna dell’Icona, della Fontana, delle Grazie, dell’Anno, Santa Maria delle Vigne, Madonna del Rosario, Maria SS: Regina del Mondo, Madonna Addolorata, S. Maria d’Adria, e Madonna d’Anglona. Numerosissimi  i miracoli: la testimonianza è offerta dai voti sciolti, da quelli citati dal Nigro dallo stesso Mons. Pujia: 

Antonio Nigro nella sua poesia “ELEGIA”, in latino, alla strofa n° 17 dice:

“Haec Virgo clemens a me vix corde rogata / Solvitur a morbo mox mea nata gravi.”           Questa Vergine clemente, appena pregata da me col cuore, / mia figlia subito fu liberata da una grave malattia.

Mons. Carmelo Pujia menziona la guarigione di un giovinetto, che era molto ammalato in un Collegio a Napoli,  avvenuta su preghiera della di lui madre alla Beata Vergine di Anglona,

e lo scrivente  ne è un gran beneficiario. Vogliamo riportare solo qualche testimonianza sui festeggiamenti e sulla Fiera di Anglona, Fiera ab immemorabili, che si celebra agli inizi di Settembre e che era un appuntamento  pressoché inderogabile per tutti.

   Nel 1846 viene pubblicato un articolo dedicato alla Festa dell’8 settembre, (tratto da  Poliorama Pittoresco, di Napoli,  del 28 Marzo 1846, a firma del tursitano Nicola Favale, gentilmente fornitomi dall’ amico Leonardo Di Vasto, da Castrovillari (CS) e richiamato anche da Tommaso Pedio in “Storia della storiografia lucana”, ediz. Osanna Venosa, 1984, pag.89) che riportiamo in sintesi:

  “Nel passato mese di settembre, allo spuntar dell’alba dell’ottavo dì, mossi con una mia bimba verso il promontorio sul quale giace l’antichissima chiesa di Anglona. L’aere dolce e sereno, l’accorrere di molti devoti che come me traevano a celebrare in quel vetusto tempio la Natività della S.a Vergine, offrivano una scena d’incanto; scena che per me poi divenne commoventissima quando vidi prescelta la mia bambina a recarsi preceduta da musicali strumenti ad offrire il cero votivo alla Vergine Madre. Non istarò a descrivere questa devota funzione, né la processione sacra che si fa intorno alle mura del vetusto tempio in quella ricorrenza. Coloro che sentono le dolcezze  che infonde nell’anima la vera religione, staranno contenti al poco che ne ho detto.”

   Altri conservano nella loro memoria, in modo indelebile  l’esperienza personale  dei festeggiamenti  in onore della Vergine. Vincenzo Salerno, da Nocara, paese dell’antica nostra Diocesi, ricorda:

“Ho ricordato che quando ero bambino la popolazione di Nocara si preparava alla festa della Madonna di Anglona, per tempo; il giorno prima la gente partiva e, lungo le mulattiere interne con asini e muli, affrontava il lungo viaggio per raggiungere Anglona con l’incognita dell’attraversamento del Sarmento e del Sinni allora quasi sempre in piena. Chi non partiva rimaneva a pregare in paese, digiunava, non lavorava, le massaie non facevano il pane, il bucato, perché la festa della Madonna era considerata di “Precetto”. Si aspettava con ansia il ritorno dei nostri familiari, si scrutava il cielo  per il timore della pioggia, poi al terzo giorno, finalmente il ritorno…. Dalle ceste, legate al basto degli animali da soma, si scaricavano meloni,  ortaggi, frutti raccolti nelle vostre zone più rigogliose e produttive delle nostre ed eravamo felici e  contenti di tanta abbondanza e varietà. La sera, con piccoli e grandi, a cerchia a tavola o al caminetto, si raccontava delle avventure, dei pericoli del viaggio, degli incontri, dello svolgimento della festa. … Usi, costumi, linguaggi, modi di pensare, profumi di cucina di questa fetta del territorio calabro-lucano, sono unici e diversi rispetto all’appartenenza geografica di Calabria e Lucania.”

Riprendiamo da “Il Quotidiano”, pag. 25, Giovedì 4 Aprile 2002, il ricordo di Antonio, da Novasiri:

 “Si partiva solitamente intorno alle 14 dell’8 settembre -ricorda emozionato Antonio- attraversando  a piedi le collinette che separano Nova Siri dal fiume Sinni. Il viaggio trascorreva tra le preghiere ed i canti delle donne, che molto spesso sceglievano di fare il tragitto finale completamente scalze, come sacrifico per un dono ricevuto dalla Madonna o semplicemente per grande devozione. … Arrivati sulla sponda del fiume Sinni, si ripresentava il problema di attraversare le acque che scorrevano con una certa violenza. Ma nessun timore interessava i pellegrini – Dice Antonio – perché c’era sempre un massaio del posto che, sempre per grande devozione alla Madonna d’Anglona, si metteva a disposizione con un carretto per traghettare le persone a titolo completamente gratuito.”

  Da Tursi si partiva a piedi la notte per giungere per la celebrazione della Santa Messa mattutina, alcune persone a piedi scalzi per sciogliere i voti fatti alla Beata Vergine, ci si riuniva in paese in piccoli gruppi per vicinato o per amici e si intonavano canti o si recitava il Santo Rosario. In genere si saliva “dritto” per le formazioni argillose a cupola della valle della Variante, saltando la rotabile. Chiuso l’accesso sopra la variante  si è stati costretti a seguire tutto il percorso sulla rotabile.  Quando si andava a prendere il Simulacro  lo si portava a spalla ed a spalla lo si riportava al Santuario seguendo la strada rotabile fino alla località Ponte di Murco e di lì si scendeva verso la contrada Santi Quaranta, dove faceva sosta. depositando il Simulacro su un poggiolo appositamente costruito. Anche qui, arginato il torrente Pescogrosso  che veniva attraversato scendendo da Murco, si è stati costretti a fare tutto il percorso lungo la rotabile. Successivamente si è passati al trasporto del Simulacro mediante un autocarro appositamente addobbato  e seguito dai fedeli in macchina, dopo la processione nel paese.  In Tursi e Senise vi è una Piazza intitolata alla Beata Vergine di Anglona ed in Policoro la Farmacia dei Dott. Fortunato.  Ancora ad Anglona, all’Akatisthos, preghiera del vicino Oriente, fanno eco le preghiere dei presuli e quelle del popolo, unitamente ai canti scaturiti dal loro cuore ed al vestire fanciulline col manto della Beata Vergine di Anglona.

   Il silenzio, la lieve brezza che sempre vi spira, la vista  senza confine verso l’orizzonte, gli occhi celesti e materni di Maria Santissima,  ti inondano  di  pace e serenità ed evadi dal tempo per entrare in oasi spirituali che han fatto prorompere dal cuore di molti poeti un canto eternale: Antonio NIGRO, Antonella SANTULLI, Vincenzo CRISTIANO, Alberto Vincenzo DI NOIA,  Albino PIERRO,  Rocco CAMPESE,  Vincenzo D’ACUNZO, Giuseppe DIGNO,  Monsignor Antonio LAVITOLA,  Mario BRUNO Senior,  Giuseppe CAMERINO, Mario BRUNO Junior, Mario MARCONATO, Carlo GIANCASPRO, Francesco SANTAMARIA, Vincenzo LONIGRO,  Antonio VALICENTI, Francesco FITTIPALDI. Laura DI VINCENZO ed altri.