EDUCARE I FIGLI SIGNIFICA ACCETTARE ANCHE I LORO INSUCCESSI

La cronaca degli ultimi giorni evidenzia un aumento preoccupante del numero di aggressioni perpetrate dai genitori nei confronti dei docenti e, in generale , del totale disprezzo verso ogni autorità educativa, siano essi insegnanti od operatori di attività extrascolastiche. Ci troviamo di fronte a una contrapposizione inedita ma sempre più diffusa, tra  l’autorità educativa e l’autoritarismo genitoriale. Accade che le regole sembrino un ostacolo da superare e che l’insegnante non sia un alleato con cui collaborare in un rapporto di sintonica fiducia pedagogica.

Si trascura di riconoscere, dunque, due dei principi cardine su cui si dovrebbe fondare il sistema educativo:l’alleanza tra scuola e famiglia e l’accettazione da parte dei ragazzi del fatto che qualcuno indichi loro gli errori e, insieme, la capacità di superare gli impedimenti , riconoscendo i propri limiti.

I genitori che sostengono in modo arrogante e prevaricatore le ragioni dei propri figli, oltraggiando la vita collettiva , dimostrano di non essere capaci di accettare i loro fallimenti quasi fossero espressione della loro mancata capacità genitoriale.Una proiezione totale nei confronti dei ragazzi che devono vivere la loro vita senza che sia frapposto un ostacolo al normale scorrere degli eventi che è fatto di successi ma anche di fallimenti, comunque importanti per il loro percorso di crescita.

Oggi, la  sfida è quella di ricondurre le famiglie dentro il “patto etico-formativo”” e ricostruire la fiducia nelle agenzie educative perché se non contribuiamo a restituire autorevolezza alle figure di riferimento non genitoriali svuotiamo della loro forza i processi educativi.

Riconoscere i propri errori e accettare le conseguenze è uno strumento con cui si diventa cittadini. Questa competenza deve durare tutta la vita. Questo è il punto da cui  parte necessariamente ogni avventura educativa. Si impara da ragazzi e si insegna da genitori.

 

Rosanna Travascia